venerdì 24 maggio 2013

La storia di Kinè


Ho conosciuto Kinè sui campi di Jatropha. E’ una donna senegalese, una di quelle donne tipiche, alta e grossa, avvolta in uno dei larghi vestiti coloratissimi che usano da queste parti. Si muove lentamente, non con indolenza, ma con una determinazione molto forte, si capisce che ha molte cose da fare e diversi impegni da rispettare, ma non per questo deve correre. Non sarebbe africana se facesse altrimenti.


Come tante altre donne africane è nata nella povertà assoluta, in una famiglia con oltre dieci fratelli e sorelle, molti dei quali a cui badare perché più piccoli di lei. Poi la vita le ha riservato qualche buona sorpresa, ha avuto la possibilità di frequentare un corso per infermiera e quindi di iniziare a lavorare in un ospedale. A volte il fatto di avere un’intelligenza un poco sopra la media e di essere intraprendenti premia; così è accaduto a lei, che è stata incaricata della gestione di un intero ospedale, grazie alle sue capacità manageriali.

Grazie al suo buon posto di lavoro, anche se siamo in Senegal e non dobbiamo pensare a stipendi da favola come quelli di un Paese europeo, ha avuto la possibilità di fare crescere e studiare i suoi sei figli e di donargli una vita migliore rispetto alla maggior parte dei loro coetanei.

Oggi ha cambiato completamente lavoro, è la persona che gestisce le squadre di operai che lavorano nei campi di Jatropha del progetto che stiamo seguendo. Ha il compito di organizzare il lavoro di oltre 400 persone, oltre a quello di reclutarle e formarle relativamente ai loro compiti.


E’ una donna molto rispettata e, senza dovere alzare mai la voce e senza affannarsi, riesce ad organizzare il lavoro, a dettare le regole e mantenere tempi e scadenze previsti dal progetto.

E’ un esempio per tante altre donne senegalesi e nonostante il suo incarico pesante e difficile, riesce a mantenere una serenità ed umanità straordinarie.




Luca

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